
Oggi è Il primo maggio, la festa dei lavoratori, per molti, è silenzio, è riposo. Per me, non proprio.
Ci si sveglia senza sveglia, ma la testa è già al lavoro. Oggi però non per vendere, non per proporre, ma per ricordare.
Ricordi di questi quarant’anni di lavoro dove ho visto facce stanche entrare in ufficio, mani rovinate, occhi che facevano i conti anche quando parlavano d’altro. Gente che non cercava metri quadri, ma cercava un punto fermo, un posto dove smettere di correre.
Li ho visti tutti, operai, impiegati, piccoli imprenditori, gente che ha stretto i denti più di quanto avrebbe voluto ammettere. Non c’era nessuna poesia dentro di loro, sarebbe quantomeno irriverente scadere in stucchevoli e scontate belle frasi, mentre invece quel che vedevo era la realtà vera, cruda e sporca. Vedevo il loro sacrificio, rate, rinunce.
Ricordo poi che in quel momento, la firma dal notaio, non ho visto lacrime come nelle patinate scene da pubblicità o abbracci da film, ma solo un respiro diverso, più pesante, ma anche più stabile. Come dire: “Ok, ce l’ho fatta.”
Oggi è la loro festa, la festa di chi ha lavorato e continua a farlo per mantenere ciò che con tanto sacrificio ha raggiunto, e la prendo, in un certo modo, anche un po’, come mia festa.
Perché fare bene il mio lavoro non è stato vendere case. È stato portare rispetto e non fregare o stressare con frasi studiate a tavolino o a qualche corso da venditore selvaggio, chi si era fatto il mazzo per arrivarci, è stato stare attento quando tutti gli altri avevano fretta, è stato soprattutto capire che dietro ogni atto c’èra una vita intera che si giocava qualcosa.
Niente eroi, niente applausi, erano, ed ancora oggi sono, solo gente che lavora. E io da questa parte, sono ancora più consapevole, che se continuerò a fare il mio mestiere come si deve, eviterò che il loro lavoro venga buttato via.
Buon primo maggio…a chi se lo merita.
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