
C’è una strana epidemia che gira da anni. Non è l’inflazione, non sono i tassi d’interesse, non è nemmeno il mercato. È il bisogno compulsivo di raccontare a tutti quanto si è bravi
Ormai sono tutti il numero uno.
Lo scrivono ovunque. Nei post, nelle bio, nelle recensioni che si fanno scrivere dai clienti come scolari diligenti.
I migliori, i leader del mercato, gli esperti assoluti.
Ogni settimana nasce un nuovo re, incoronato da sé stesso e applaudito dalle proprie mani.
L’autoproclamazione arriva dallo specchio.
E spesso, più qualcuno sente il bisogno di ripetere di essere il migliore, più viene il sospetto che stia cercando di convincere sé stesso prima ancora degli altri.
L’autoreferenzialità è diventato una scorciatoia: meno sostanza, più narrazione. Meno competenza, più personal branding. Meno studio, più slogan.
C’è poi un’ altra categoria “ i mendicanti delle cinque stelle.”
“Lasciami una recensione.”
“Se puoi, scrivi che sono eccezionale.”
A volte la recensione è già in pronta consegna, al cliente basta copiarla, così si toglie il pensiero e soprattutto evita che scrivendola di proprio pugno il mendicante telefoni lamentandosi che poteva aggiungere un superlativo ancora più superlativo.
Naturalmente esistono professionisti eccellenti anche nel settore immobiliare, persone che hanno costruito credibilità in anni di esperienza e risultati reali.
Quelli davvero bravi di solito stanno lavorando, hanno problemi da risolvere, clienti da seguire, errori da evitare. Non hanno tempo di lucidare la corona.
Ma va bene così, ormai viviamo nell’epoca delle vetrine. Conta sembrare, non essere. Conta la scenografia, non il mestiere.
Peccato che il mercato, prima o poi, spenga le luci.
E quando le luci si spengono, il cartone dietro la facciata si vede sempre.
I risultati veri non hanno bisogno di presentazioni, stanno lì, in silenzio.
Le azioni non hanno bisogno di parole, dicono da sole chi sei.
Le parole invece dicono…chi vorresti essere.